Per quanto spiegato alla nostra associazione, il futuro prossimo del Rugby seguirà uno dei due solchi sotto tracciati.

PER IL CASO DI AMMISSIONE DI UNA TERZA FRANCHIGIA CELTICA Il progetto federale – divulgato nel programma elettorale del neo-Presidente – prevede:

- la creazione di una terza franchigia celtica;
- il collegamento di 4 squadre di eccellenza per ogni franchigia celtica;
- il collegamento di 4 accademie under 18/19 per ogni franchigia celtica;
- il collegamento di 8 centri di formazione under 16 per ogni franchigia celtica.
Si tratta, in pratica, di una struttura piramidale. Perfetta, si, nell’architettura, ma:
- l’alto livello del rugby italiano sarebbe rappresentato solo dalle tre celtiche;
- l’eccellenza sarebbe un campionato del rugby di base, dilettantistico a tutti gli effetti.
PER IL CASO CHE LE FRANCHIGIE CELTICHE RESTINO DUE
Il progetto federale in tal caso prevederebbe:
- il mantenimento delle due franchigie celtiche;
- il collegamento di 6 squadre di eccellenza per ogni franchigia celtica;
- il collegamento di 6 accademie under 18/19 per ogni franchigia celtica;
- il collegamento di 12 centri di formazione under 16 per ognifranchigia celtica.
Si tratta della ridetta struttura piramidale, ma caratterizzata da una base più “larga”. In pratica:
- l’alto livello del rugby italiano sarebbe rappresentato dalle due celtiche;
- l’eccellenza sarebbe un campionato del rugby di base, dilettantistico.
In entrambi i casi verrebbe creata una categoria di “permit players”, alias giovani atleti d’interesse nazionale con doppio tesseramento (con una franchigia celtica e le squadre collegate di eccellenza), che potrebbero allenarsi con i “big” e fare minutaggio in eccellenza.
In entrambi i casi l’Eccellenza non avrebbe più alcuna aspettativa di poter aspirare, in futuro, al professionismo.
Il dibattito è aperto (sulla PAGINA FACEBOOK E SUL GRUPPO FACEBOOK DI G.I.R.A.): queste linee-guida possono consetire al movimento di fare il salto di qualità?
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LE MINI-INTERVISTE DI G.I.R.A. – Simon Picone (Calvisano)

- Simon, innanzitutto ti chiediamo un aggiornamento sull’infortunio all’occhio che hai recentemente subito in gara.

L’occhio va molto meglio, la lesione di cornea si è rimarginata del tutto, e infatti sono tornato ad allenarmi a pieno ritmo.

- Come hai vissuto il passaggio dalla RabodirectPro12 all’Eccellenza? Trovi migliorato o meno il livello complessivo di gioco della categoria, rispetto alle tue esperienze passate?

Sinceramente il passaggio l’ho vissuto molto tranquillamente, anche perché è stata una mia decisione quella di trasferirmi; circa il livello dell’Eccellenza, per quanto io abbia visto in queste prime giornate di campionato non mi sembra sia peggiorato, anzi ho notato molti giovani con buone possibilità di far bene, e molti meno stranieri, e questo può solo far bene al rugby italiano.

- Per formare nuovi giocatori in grado di competere nella RabodirectPro12, si tratta solo di intensificare gli allenamenti o serve un ripensamento generale del sistema?

Penso che in contemporanea ad una maggiore attività di formazione dei nuovi giocatori (secondo me ogni club di Celtic e di Eccellenza dovrebbe avere un’accademia) bisognerebbe anche investire sugli allenatori, preparatori, arbitri, strutture. Sarebbe poi utile iniziare un lavoro intenso nelle scuole, magari inserendo il rugby come disciplina scolastica. Se si vogliono raggiungere certi risultati il rugby deve entrare a far parte della cultura sportiva italiana, come avviene in Inghilterra, e non si può che partire dai giovani in età scolare.

- Come valuti la tua attuale esperienza in G.I.R.A.: era davvero necessario questo nuovo soggetto nel panorama rugbystico nazionale?

Sicuramente è un’esperienza positiva, il poter far qualcosa per giocatori che si trovano in difficoltà, o che hanno bisogno di consigli o altri aiuti, mi rende orgoglioso di far parte di G.I.R.A. Secondo me era necessario costituire questa associazione per un basilare senso di solidarietà e unità tra “colleghi”, e in funzione di un loro coinvolgimento nelle decisioni del mondo ovale.

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La Benetton Treviso è competitiva. Le Zebre crescono un pò alla volta. I club italiani d’Eccellenza, invece, patiscono in Europa quattro sconfitte a dir poco evidenti: in totale, 245 punti subiti e 53 fatti (risultato medio: 61-13). Urgono scelte precise e strategiche, degli obbiettivi! E’ solo una questione di soldi?… I celtici si allenano anche due volte al giorno e il Rugby è la loro professione. In Eccellenza ci si allena, in genere, una volta al giorno, per lo più di sera, e si percepisce una limitata gratificazione economica. Non sono differenze da poco. D’altra parte cosa si può pretendere? Un giovane sui 20 anni deve ancora formare il fisico e fare esperienza, e se non ha la prospettiva di trovare nel Rugby una carriera e una fonte di reddito… sceglie di conseguenza. Un uomo dai 30 anni in su deve mantenere sè stesso e la propria famiglia, e non può che dedicare al Rugby le riserve di energie che restano dopo il lavoro e dopo tutto il resto. E quindi? Meglio avere varie super franchigie e un campionato nazionale di dilettanti che funga da “serbatoio” di giocatori, o meglio innalzare il livello di quest’ultimo? Questione di scelte. Ma si deve, per l’appunto, scegliere… Si accettano suggerimenti o idee!

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Carissimi, in data 10 ottobre 2012, a Verona, si è tenuta una nuova seduta del Consiglio Direttivo dell’Associazione.

Molti sono stati i temi trattati, e, a breve, si invierà a tutti i soci un breve resoconto.

Cordialmente, il Presidente Federico D’Amelio

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